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NORMATIVA


 

 
  Rassegna Stampa: Superiori, un taglio per 35 mila



Il tandem Tremonti-Gelmini mira a ridurre le cattedre del 15%

Via via il puzzle prende forma. Prima le elementari, dove il ripristino del maestro unico consentirebbe di tagliare circa 40mila posti (si vedano le anticipazioni di IO di venerdì scorso). Ora tocca alle superiori, dove la revisione dei quadri orari (di circa il 15%) potrebbe fruttare un taglio di 35mila cattedre. È così che il tandem Tremonti-Gelmini punta a centrare gli obiettivi di risparmio fissati dal dl finanziario, il decreto legge n. 112/2008. Ovvero il taglio dagli organici della scuola, entro il 2011, di circa 87 mila cattedre. I tecnici dei due ministeri coinvolti (Economia e Istruzione), secondo quanto risulta a ItaliaOggi, dovrebbero arrivare a definire «il piano di riorganizzazione» entro fine settimana, per discuterne con i sindacati prima del varo ufficiale. In verità, secondo indiscrezioni, il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, avrebbe voluto forzare la mano e strappare il via libera al solo decreto di riforma delle elementari già al consiglio dei ministri di giovedì scorso. Ma è prevalsa l'ala più moderata, che ha caldeggiato la strada del confronto preventivo con i sindacati. Anche se la contrarietà delle sigle è scontata. E, peraltro, già annunciata da Cgil, Cisl e Uil scuola. 
Così la Gelmini si è limitata a comunicare, in conferenza stampa, che il cdm ha espresso «parere favorevole» alla proposta di ripristinare il maestro unico alle elementari, mandato in soffitta ben diciotto anni fa dall'allora ministro dell'istruzione, Gerardo Bianco. Ad oggi, sono 150 mila i docenti delle elementari specializzati per ambiti disciplinari (italiano, storia e geografia, matematica e scienze) che si alternano in gruppi di tre ogni due classi. Le classi interessate sono 103 mila. Il taglio dovrebbe oscillare tra le 40 e le 50 mila cattedre a seconda di come sarà articolato l'orario di lavoro. L'orario minimo sarà comunque abbassato dalle attuali 891 ore annue, ovvero 27 ore settimanali, a 825, pari a 25 ore la settimana. Assegnate a un solo maestro. Che si troverebbe così a fare un'ora di lezione frontale in più rispetto ad oggi. In compenso, però, dovrebbero sparire le due ore di programmazione. Senza parlare poi del tempo pieno, che interessa 60 mila classi e che potrebbe essere eliminato.


 
 
  Posted by giornial on Tuesday, September 02 @ 14:13:35 CEST (1026 reads)
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  Documenti Rassegna Stampa: Voti, condotta e credibilità

Se qualcuno non se ne fosse accorto, il governo ha approvato un decreto legge (immediatamente vigente, quindi) che riporta la valutazione in voti anzichè giudizi alle scuole medie e reintroduce il maestro unico alle elementari. Tutto questo accade a 3 giorni dall'inizio dell'anno scolastico. TRE giorni.
Vogliamo rimanere ancora in silenzio? Lasciarci passare tutto questo sulla testa senza battere ciglio?
Vi invio un articolo da Repubblica, è solo uno dei molti sul tema, perchè sono molto d'accordo con le osservazioni di chi l'ha scritto.
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Repubblica 29-08-2008

MICHELE SERRA : A scuola tornano i voti 

Via alla riforma per medie e elementari, ripristinato il maestro unico 

Forse tradita dall´entusiasmo, il ministro dell´Istruzione (ex pubblica) Mariastella Gelmini guida la folta lista dei ministri super-dichiaranti, annunciando ogni giorno una novità salvifica. Ieri è stato il turno del ritorno al voto, che segue il ritorno del grembiule, il ritorno alla maestra unica, il ritorno della buona condotta e un´altra messe di ritorni, tutti implicitamente o esplicitamente motivati dalla ripulsa del famoso "spirito sessantottino" che con il suo venefico lassismo avrebbe devastato la scuola italiana nel seguente quarantennio. 

Volendo, si potrebbe obiettare che tutti questi ritorni hanno qualcosa di refluo e di platealmente nostalgico, dunque poco attinente al concetto di "nuovo" e "innovativo" che riluce sulle insegne della destra trionfante. Più che alla scuola gentiliana alludono a quella deamicisiana, con i buoni e i cattivi bene incolonnati sulla lavagna (sempre che arrivino i soldi per comperare il gessetto).Un po´ come se il ministro del Lavoro volesse abolire il weekend lungo, culla della fannullaggine privata e pubblica, quello dello Spettacolo rilanciare la censura, quello degli Interni le cariche a cavallo, e via via rimpiangendo quell´Italietta finto-proba, moralista e classista che il povero Sessantotto provò in effetti a seppellire, salvo poi inciampare, nel 2008, nelle sue ossa bene aguzze. 

Ma fare il ministro della scuola, in questo paese e con questa scuola depressa e impoverita, è un mestiere così difficile che non regge il cuore a infierire più di tanto. La buona volontà del ministro merita la sufficienza (un "sei politico", parlando da sessantottini incanutiti), grembiule e voti e maestra unica possono perfino trovare qualche pedagogista consenziente, e pazienza se non una delle novità annunciate è esente da un forte odore di naftalina. Per contro, non c´è genitore o docente con il sale in zucca che non avverta la necessità di irrigidire qualche regola, e rattoppare qualche falla provocata dal deficit di autorevolezza degli adulti.
Quello che però vorremmo infine sapere, da un ministro che annuncia di voler rivoltare la scuola e redimerla dei suoi peccati, è se non crede che, nel pacchetto di provvedimenti che va snocciolando un giorno sì e l´altro pure, manchino almeno due intenzioni ben più strutturali della riforma delle pagelle. La prima intenzione è restituire ai docenti dignità sociale e dunque un censo adeguato, senza il quale è puramente insensato pretendere che le persone di qualità (del Nord e del Sud) puntino alla carriera scolastica. La passione e la vocazione, da sole, non bastavano nemmeno a tenere insieme la scuoletta del Regno, dove pure il maestro e il professore godevano della venerazione di un popolo ancora semianalfabeta: figuriamoci oggi, che l´intero apparato pubblicitario-televisivo (se il ministro non ne ha mai sentito parlare, chieda al suo premier) ha inculcato in grandi e piccini l´idea che i quattrini sono tutto, e tutto il resto è appena una variabile di scarso interesse. Gli analfabeti si prostravano ai maestri, gli attuali analfabeti di ritorno li disprezzano.

La seconda intenzione sarebbe ridare alla scuola pubblica la sua vecchia, indiscussa centralità ideologica (sì, ideologica) che è tutt´uno con la sua identità, sostanzialmente immutata dal Regno al fascismo alla Repubblica: quella di cardine formativo di un popolo, di uno Stato, di una comunità di cittadini. L´idea balorda e pericolosa – sovversiva, direi, perfino più del Sessantotto… – che la scuola pubblica sia solamente una delle scuole, una delle possibilità formative, non solo ha stornato risorse altrove, ma ha parzialmente svuotato di orgoglio e di certezze l´intero ambiente: esattamente come se le Forze Armate sapessero di essere parificate a eserciti privati, a pari titolo destinatari di denaro pubblico nel nome della "libertà di scelta". 

In parallelo, avanzava nel Paese l´idea che "pubblico" fosse comunque sinonimo di inerzia, parassitismo e qualità inferiore: per la prima volta nella storia d´Italia. In una comunità di consumatori e non più di cittadini, di "profili professionali" da valutare e impostare fino dalla prima infanzia e non più di giovani da formare alla cultura e alla dignità personale, come potrebbe mai rimotivarsi una scuola pubblica svilita dai suoi stessi governanti, stretta tra la cultura aziendalista e quella consumista, travolta dalla rivoluzione tecnologica senza poterla affrontare ad armi pari (che fine ha fatto la promessa proto-Berlusconiana di "un computer per ogni studente"?), insicura del suo presente economico e, quel che è peggio, del suo futuro istituzionale?

Creda, ministro Gelmini, nessuno può permettersi, con i tempi che corrono, di contrapporre pregiudizi "libertari" ai suoi pregiudizi vagamente autoritari. Ma sconcerta non sentire più, da molto tempo, un orgoglio scolastico che si fondi sull´orgoglio pubblico, sulla volontà politica (tradita anche dai governi di centrosinistra) di fare della scuola di Stato, costi quel che costi, la prima anzi la primissima delle priorità politiche e finanziarie. Gli insegnanti si sentono soprattutto sgridati, accusati di essere impreparati, sciatti, assenteisti e magari meridionali. E il loro essere malpagati, secondo lo spirito dei tempi appare più come una colpa che come un torto subito. Avrebbero bisogno dell´esatto contrario: di un ministro che batta i pugni sul tavolo e pretenda risorse, quattrini e rispetto in pari misura. Un ministro che sia il primo dei docenti e non la loro controparte. Come può pretendere rispetto e stima dagli studenti una scuola che non ha più il rispetto e la stima dei politici che la reggono? 

 
 
  Posted by giornial on Friday, August 29 @ 17:40:05 CEST (820 reads)
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  Rassegna Stampa Rassegna Stampa: Gelmini: "Dopo il 5 in condotta maestro unico e voti in pagella"

Via libera al decreto legge sul voto di condotta 
e sui corsi di educazione alla cittadinanza 



ROMA - Il Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini dopo il Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi ha illustrato i punti centrali della riforma scolastica: ritorno al 5 in condotta e più ore di educazione civica nelle scuole, che comprenderà anche l'educazione ambientale, alla salute e l'educazione stradale, con l'obiettivo di prevenire gli incidenti, specie tra i giovani. 

Si chiamerà "Educazione alla costituzione e alla cittadinanza" e con questa verrà introdotta la formazione alle regole della strada e all'ambiente. "La scuola - ha detto - Deve rimettere al centro la persona e preparare i ragazzi ad essere cittadini consapevoli dei diritti e dei doveri e conoscitori dei principi costituzionali". 

Con il 5 si verrà bocciati, e in generale il voto farà media nella valutazione complessiva. Tra le novità, il ritorno del voto: "Crediamo che alla scuola serva chiarezza - ha spiegato il ministro - Per questo ci sarà un ritorno dei voti accompagnati dai giudizi che saranno esplicativi del risultato raggiunto dai ragazzi". 

Il ritorno al voto sarà accompagnato dal giudizio per ogni singola materia, e il maestro unico per ogni classe. "Il Consiglio dei Ministri ha espresso parere favorevole in merito al ritorno al maestro unico per la scuola primaria - ha detto il ministro - Il provvedimento sarà contenuto nel piano programmatico per la scuola contenuto nella Finanziaria e su cui stiamo lavorando con il ministro Tremonti".
 
 
  Posted by giornial on Thursday, August 28 @ 16:00:16 CEST (855 reads)
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  Rassegna Stampa Rassegna Stampa: Scuola, approvato il dl che reintroduce il voto in condotta

da Reuters.it 




ROMA (Reuters) - Da settembre si tornerà nelle scuole al voto in condotta. Lo ha deciso oggi il Consiglio dei ministri, come annunciato in una conferenza stampa dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. 

"Torna il voto in condotta. Il cinque in condotta comporta la bocciatura", ha detto Gelmini illustrando il decreto legge approvato dal Cdm, e ha precisato che il voto farà media. 

"Gli studenti saranno valutati certamente in base ai risultati nelle singole materie, ma anche in riferimento ai comportamenti tenuti", ha aggiunto il ministro, spiegando che si tratta di una "risposta necessaria e anche urgente" ai recenti episodi di bullismo registrati nelle scuole. 

Ma col nuovo anno scolastico torneranno anche l'educazione civica e i voti in pagella. 

"Crediamo che nella scuola serva chiarezza ... quindi ritorniamo ai voti accompagnati dai giudizi, che però avranno una valenza diversa", ha detto il ministro.
 
 
  Posted by giornial on Thursday, August 28 @ 15:56:16 CEST (909 reads)
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  Rassegna Stampa Rassegna Stampa: Famiglia Cristiana rilancia

Il settimanale dei Paolini risponde agli attacchi degli esponenti della maggioranza
dopo l'editoriale sulla "finta emergenza sicurezza": "Non siamo cattocomunisti"

E di nuovo attacca la norma sulle impronte ai bambini rom: "Una trovata sciocca e inutile"

La difesa: "Siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi eticamente irrinunciabili"


Famiglia Cristiana rilancia

Un'immagine del censimento dei rom

ROMA - Il settimanale Famiglia Cristiana torna all'attacco sulla politica del governo in materia di sicurezza, augurandosi che "non sia vero il sospetto" che in Italia stia rinascendo il fascismo "sotto altre forme". La rivista dei Paolini, che lunedì scorso aveva attaccatol'esecutivo per la "finta emergenza sicurezza", replica anche alle dure critiche che gli sono arrivate dopo quell'articolo dagli esponenti della maggioranza: "Non siamo cattocomunisti". 

Nell'editoriale che uscirà nel prossimo numero il settimanale attacca il loquacissimo Gasparri e altri politici (Rotondi, Bertolini, Quagliariello) "senza argomenti". La frase che conclude l'articolo racchiude l'invito a farla finita con le critiche: "E ora basta". 

La difesa. "Siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi eticamente irrinunciabili", scrive Beppe Del Colle, che ricorda: "Divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, 'dico', diritti della famiglia, abbiamo condannato l'inserimento dei radicali nelle liste del Pd". Poi passa in rassegna la storia del settimanale: "Una volta eravamo conosciuti come un giornale di gente coraggiosa, 'inviati' che andavano nell'est europeo, sfidando polizie occhiutissime, a cercare le testimonianze del lungo martirio dei cristiani sotto il comunismo". Infine avverte: "Non siamo mai cambiati nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani".

Le critiche a Maroni
. La rivista di stampo cattolico torna anche a parlare della norma sulle impronte ai rom, che definisce "una trovata sciocca e inutile". "Abbiamo definito 'indecente' la proposta del ministro Maroni sui bambini rom - si legge - perché da un lato basta censirli, aiutarli a integrarsi con la società civile in cui vivono marginalizzati, ma dall'altro bisogna evitargli la vergogna di vedersi marcati per tutta la vita come membri di un gruppo etnico considerato in potenza tutto esposto alla criminalità". 
Le discriminazioni ai rom. Proprio la questione delle impronte porta Del Colle a ricordare le persecuzioni a danno delle minoranze: "Quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato". Poi cita la rivista francese Esprit, che ha scritto che "gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari", e dice: "Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo". 


(13 agosto 2008)

 
 
  Posted by Gildaammi on Wednesday, August 13 @ 16:07:52 CEST (829 reads)
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  Rassegna Stampa Rassegna Stampa: Tagli alle scuole: si parte da Cosenza

Leggi l'articolo
 
 
  Posted by Gildaammi on Thursday, August 07 @ 16:02:31 CEST (852 reads)
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  Rassegna Stampa: L'asilo nido, un sogno per pochi



Solo il 6% dei bambini trova posto nelle strutture comunali

L'asilo nido non è per tutti. Colpa del caro rette e delle liste d'attesa. E 1 su 4 resta fuori. Roma la più economica. Sud la maglia nera per numero di strutture. Secondo un'indagine di Cittadinanzattiva, in media la retta annuale è di 3 mila euro, appena 130.244 i posti disponibili e solo nel 17% dei comuni. Con una copertura dunque di16 punti percentuali in meno rispetto a quella auspicata a livello europeo. E, comunque, anche lì dove il servizio c'è, questo è insufficiente arispondere alle esigenze delle famiglie, tanto che il 23% dei bimbi rimane in lista d'attesa, praticamente 1 su 4. 
A più di 30 anni dalla loro istituzione (legge n. 1044/1971) mandare i figli negli asili nido comunali è dunque ancora impossibile per molti. Il rapporto sugli asili nido comunali dei capoluoghi di provincia è stato condotto dell'Osservatorio prezzi&tariffe di Cittadinanzattiva su fonti ufficiali (a.s. 2006/07 e 2007/08) delle amministrazioni comunali ( disponibile suwww.cittadinanzattiva.it). Dati poco incoraggianti che denunciano forti disparità economiche e di numero di nidi tra le aree del paese difficili da giustificare. 

 
 
  Posted by Gildaammi on Tuesday, August 05 @ 13:52:55 CEST (879 reads)
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  Rassegna Stampa: E i contratti di assunzione non saranno più di carta



Dovranno essere fatti tutti on line, ecco le prime istruzioni operative in arrivo alle scuole

Più che quella della semplificazione, poté la logica del risparmio (il taglia-carta della manovra di bilancio). E fu così che i contratti di assunzione del personale si smaterializzarono o meglio si dematerializzarono. 
Ma solo quelli destinati alle ragionerie provinciali per il controllo, perché quelli per la liquidazione degli stipendi già si trasmettevano per via telematica alle direzioni provinciali del tesoro. Mentre resisteranno nel formato cartaceo le due copie dell'interessato e dell'istituzione scolastica. In attesa della loro definitiva sostituzione con un documento informatico sottoscritto con firma digitale che garantisca l'identificabilità degli autori e l'integrità del documento. Le istruzioni stanno per essere emanate con un provvedimento concertato tra ministero dell'istruzione e ministero delle finanze ma se ne conoscono già le linee fondamentali e le finalità, nel quadro del più generale perseguimento degli obiettivi di risparmio e di semplificazione, questi contenuti nel codice dell'amministrazione digitale (decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82). Dopo la sottoscrizione dei due originali, il dirigente scolastico, con la propria utenza di accesso al Sidi (Sistema informatico dell'istruzione), autorizzerà la segreteria a trasmettere al ministero dell'economia il contratto in formato digitale. 
 
 
  Posted by Gildaammi on Tuesday, August 05 @ 13:45:52 CEST (878 reads)
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  Rassegna Stampa: Il boomerang degli straordinari


Costano di più delle sostituzioni fatte fare ai supplenti

Assegnare gli spezzoni ai docenti di ruolo invece dei supplenti fa spendere più soldi allo stato. È quanto si evince confrontando le retribuzioni spettanti ai docenti di ruolo con quelle dei supplenti per ogni ora di incarico. E così, rischia di far saltare le casse di viale Trastevere la decisione del dicastero di disporre proritariamente l'assegnazione degli spezzoni fino a 6 ore ai docenti di ruolo, interni alla scuola dove si verificano le disponibilità. Decisione che è stata trasmessa agli uffici periferici con la nota 12510 del 25 luglio scorso. 
 
 
  Posted by Gildaammi on Tuesday, August 05 @ 13:43:49 CEST (906 reads)
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  Rassegna Stampa: Precari, dal 2009 assume il preside?


E i contratti avranno durata biennale. Sindacati contrari

Dal 2009 si cambia. Per i 237 mila precari interessati a un contratto di supplenza, si apre la strada di un'assunzione diretta, e sulla stessa sede per ben due anni, da parte del dirigente. A prevederlo il disegno di legge (il testo è disponibile sul sito www.italiaoggi.it), approvato dall'ultimo consiglio dei ministri, proposto da MariaStella Gelmini, responsabile istruzione, università e ricerca (si veda IO di sabato). Un provvedimento che i sindacati hanno apprezzato per alcuni aspetti («la durata biennale dei contratti di supplenza darà finalmente un po' di stabilità ai supplenti e agli studenti», commenta Massimo Di Menna, segretario Uil scuola), ma criticato molto aspramente per altri. In particolare non è andata giù alla Cgil, Cisl e Uil l'intervento sui trasferimenti dei docenti. «È un vero e proprio atto di arroganza la scelta di sancirne per legge la biennalità, soluzione che avevamo già ipotizzato nell'esercizio responsabile delle prerogative negoziali», attacca Francesco Scrima, responsabile Cisl scuola. E poi non va giù quell'assunzione in mano ai presidi, che si teme sia l'anticamera di un reclutamento diretto anche per gli insegnanti a tempo indeterminato. 

 
 
  Posted by Gildaammi on Tuesday, August 05 @ 13:37:08 CEST (788 reads)
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  Rassegna Stampa Rassegna Stampa: -129.000

 


In tre anni il personale dovrà essere ridotto di 129.500 unità

Previsti interventi strutturali, leggi accorpamenti o tagli di istituti


A rischio circa 2000 scuole dei comuni più piccoli


La maggior parte dei centri con meno di 5.000 abitanti si trovano al Nord

Ipotizzabili pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana delle famgilie


di SALVO INTRAVAIA


A RISCHIO le scuole dei piccoli comuni. Nel giro di tre anni circa 2 mila istituzioni scolastiche potrebbero "chiudere o essere accorpate". Risultato: per gli alunni dei centri con meno di 5 mila abitanti frequentare la scuola potrebbe diventare una specie di rompicapo: sveglia all'alba e trasferimento in pullman (bene che vada) a scuola. Se i comuni e le province non potranno mettere a disposizione nessun mezzo di trasporto, del tutto si dovranno far carico le famiglie. E' uno dei tanti effetti del decreto legge 112, collegato alla manovra finanziaria per il 2009, già varato dalla Camera e in attesa soltanto dell'ok da parte del Senato.


Un comma dell'articolo 64, dall'innocuo titolo "Disposizioni in materia di organizzazione scolastica", parla chiaro: "Nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le Regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti". Possono. Ma se non possono.... (continua)

 
 
  Posted by Gildaammi on Thursday, July 31 @ 16:50:07 CEST (572 reads)
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  Rassegna Stampa Rassegna Stampa: Maledetti professori

da: repubblica.it

Maledetti professori

di ILVO DIAMANTI

IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza. 
Siamo nell'era del "mito imprenditore" . Dell'uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l'artigiano e il commerciante. L'immobiliarista. E' "l'Italia che produce". Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie. 

 
 
  Posted by Gildaammi on Saturday, July 26 @ 16:16:29 CEST (552 reads)
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  Rassegna Stampa: L'influenza al prof costerà 300

L'influenza al prof costerà 300

È quanto gli sarà tolto dalla paga per 10 giorni di malattia

Monta la protesta, anche tra il personale della scuola, per le nuove disposizioni in materia di assenze per malattia. Una protesta che nasce dalla constatazione che la nuova disciplina, come contenuta nell'articolo 71 del decreto legge 112/2008 e con le indicazioni e i chiarimenti forniti dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, nella circolare n. 7/2008, colpisce indiscriminatamente tanto i falsi malati e i malati immaginari, quanto quelli che si assentano dal servizio a causa di una reale accertata malattia. 
 
 
  Posted by Gildaammi on Wednesday, July 23 @ 10:22:53 CEST (744 reads)
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  Rassegna Stampa: Sulla formazione Bossi ha già vinto



Con il maxiemendamento al dl passa il modello federale

Le dichiarazioni del Senatur sono diventate un caso istituzionale. Il presidente del senato, Renato Schifani, ha infatti accolto la richiesta della capogruppo Pd, Anna Finocchiaro, di chiedere al governo di riferire in parlamento su quanto affermato dal ministro delle riforme, nonché leader della Lega, Umberto Bossi, che con un gesto plateale, in una convention a Padova, ha insultato l'inno nazionale e gli insegnanti del Sud («sono troppi, al Nord solo insegnanti settentrionali»). Ma intanto che deflagra la polemica politica (An ha preso le distanze dalla Lega, e i sindacati della scuola sono sul piede di guerra), il progetto federalista tanto caro a Bossi prende sempre più piede. E proprio nella scuola, dove dal prossimo anno ogni regione potrà avere un proprio sistema di formazione professionale nel quale i ragazzi, dai 14 ai 16 anni, potranno assolvere l'obbligo di istruzione. Sull'esempio della Lombardia, che ha già approvato una legge che istituisce un proprio sistema professionale utile ai fini dell'assolvimento dell'obbligo. Una legge su cui gravavano i rischi caducatori di un ricorso alla Corte costituzionale. La riforma federalista è contenuta nel maxiemendamento governativo al dl finanziario. Che abolisce alcuni periodi- il quinto, il sesto e il settimo-del comma 622, articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, così sostituito: «L'obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e, sino alla completa messa a regime delle disposizioni ivi contenute, anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al comma 624 del presente articolo». Con un colpo di spugna, si elimina il sistema di accreditamento concordato da ministero e regioni per le strutture formative professionali che, d'intesa con le scuole, avrebbero realizzato percorsi utili ai fini dell'obbligo. 
Strutture che dovevano poi confluire in un elenco nazionale. Con il dl integrato, l'unico obbligo per le regioni nel fissare le regole per la propria formazione sarà quello di rispettare i generici obiettivi di apprendimento sui saperi fissati con un regolamento ministeriale. 


 
 
  Posted by giornial on Wednesday, July 23 @ 10:09:21 CEST (771 reads)
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  Rassegna stampa da Tecnica della Scuola Rassegna Stampa: Assunzioni, 25mila docenti e 7mila ATA

di Alessandro Giuliani
Il 26 giugno il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha dato notizia di avere autorizzato le immissioni in ruolo: una decisione per rispondere “ai precedenti impegni presi, compatibilmente con la sostenibilità economica disponibile”. Nei prossimi giorni gli Uffici scolastici provinciali sono attesi da un tour de force.
Il Ministro è stato di parola: nemmeno 24 ore e le sue anticipazioni sulle immissioni in ruolo si sono trasformate in realtà. Il 26 giugno il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha infatti comunicato da “avere avviato la procedura di autorizzazione delle immissioni in ruolo per 32.000 unità complessive: 25.000 docenti e 7.000 appartenenti al personale Ata”.
Una notizia che per i tanti precari della scuola ha un sapore dolce-amaro. Dolce perché si concretizza all’indomani della pubblicazione del decreto legge sulla manovra economica del Governo, tramite cui si prevede di tagliare almeno 150 mila posti in quattro anni: alla luce di questa manovra così impegnativa in pochi speravano nelle assunzioni a titolo definitivo. Ed ora che sono state annunciate sicuramente rappresentano, partendo da questa analisi, una bella notizia.

26/06/2008
 
 
  Posted by Gildaammi on Friday, June 27 @ 17:39:36 CEST (692 reads)
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